Stamattina in macchina ascoltavo il solito podcast di finanza, sto giro parlano di Bitcoin. Già la blockchain, la criptofinanza... per la prima volta ho avuto quella sensazione di "vecchio, stantio". Un po' come citare Facebook oggi, una roba talmente marcia che ti chiedi come cavolo stia ancora in piedi.
Ma poi ascoltando il podcast mi hanno fatto riflettere su quello che dicevano. E dire che il tizio era un pure un entusiasta di Bitcoin, tuttavia quello che gli è uscito è stato ben peggio. L'analisi verteva sullo stato della maggiore cripto moneta rispetto alle questioni geopolitiche, più in particolare agli effetti della guerra USA-IRAN.
Parte un'analogia che non avevo sentito ad oggi, non quella solita sulla comparazione all'oro, ma a Bitcoin come assett energetico, ma al contrario, cioè come bad consumer.

In sostanza oramai i miner sono società, nemmeno poi così tante, e l'attività di tenere in piedi la catena a blocchi è demandata ad una mera conclusione statistica, cioè quanto potrebbe costare la corrente prima di ottenere la ricompensa del proof of work.
Una considerazione interessante, dato che noi siamo dall'altra parte del tavolo e non è che ci si faccia caso. Ma a quel punto mi è venuto in mente, e quando si arriva alla fine, cioè l'estrazione si ferma e l'unico modo per tenere in piedi la baracca sarà pagare le fee?
Tralasciando il non trascurabile discorso che i 21 milioni non sono 21, ma un bel pò di meno, e per mille questioni andranno a calare nel tempo (errori, gente che perde le private key, abbandono, eccetera). Ma appunto, nel momento in cui la pool-farm non estrae, e deve tenere in piedi macchine che consumano corrente, questa storia che fine fa?
Solo un'anno fa la visione di questo mondo era ben diversa, oggi tra regulation e la AI che si sta fagocitando la qualunque, non ci metterei troppi crediti sul fatto che tra due anni questo "mondo" sia una roba talmente sconclusionata da finire in un cimitero digitale, a far compagnia a molti altri illustri predecessori.